Non violence SVP. Dopo ieri sera.

Per quanto imprevedibile sia, il mese di maggio in Oklahoma è alquanto prevedibile. Mi spiego: nessuno sa come né dove né quando di preciso, ma tutti sanno che numerosissimi tornado arriveranno a destabilizzare l’ambiente e la vita più banalmente quotidiana. Più puntuali di uno svizzero che va in stazione.

Nel 2013, mentre stavo a Yale per lavorare in un’azienda agricola, più volte mi sono trovata in balia di questa forza mostruosa della natura. Non c’era altro che si potesse fare, solo correre al riparo nel bunker o guidare in fretta fino al primo supermercato per evitare che la grandine – della dimensione, a volte, di palle da tennis, ci colpisse in pieno volto attraverso il parabrezza. E, una volta al riparo, si aspettava pazienti con la radio e la TV accese, per monitorare gli spostamenti di quei molteplici turbini di vento, pregando che restassero nell’aria, senza mai toccare terra.

La sensazione che accompagna il formarsi di un tornado è pressoché indescrivibile attraverso i cinque sensi. È come se ci si trovasse prigionieri di un cattivo presagio dal quale non si riesce ad uscire: tutto è immobile e silenzioso. È lì che l’uomo percepisce il suo stato di piccolezza e impotenza di fronte all’Universo.

Il 20 maggio 2013, mentre noi di Yale correvamo ai ripari, poco lontano, a Moore, un tornado di forza F5 si schiantava al suolo, spianando l’intera area per circa 12 miglia. Tra le innumerevoli vittime, parecchi bambini che si trovavano alla scuola elementare locale – edificio resistente, sbriciolatosi come un castello di sabbia.

Noi, per fortuna, tutti indenni.

Esattamente una settimana fa, verso le prime ore del mattino, rincasavo da una splendida serata passata in compagnia di amici a fare musica. Ero uscita dopo il lavoro con l’intenzione più pura di divertirmi e passare bei momenti tra la gente. Ed è stato fantastico!

Ieri sera avrei tanto voluto fare lo stesso, ma sono dovuta andare al lavoro, invece. E pensare che almeno 150 persone, al contempo, facevano né più né meno quel che avrei fatto io, se fossi stata libera. Cena fuori, partita allo stadio, concerto, un bicchiere di vino.

Il sogno che finisce in un istante, l’incubo che comincia per molti.

Gli scienziati dicono che i tornado si formano laddove non ci sono barriere naturali a bloccare le intemperie in arrivo da ogni direzione, in giornate molto calde e umide di primavera. Due venti si scontrano nel cielo, dando origine ad un vortice che unisce le due potenze. L’umidità presente nell’aria, al contatto con la temperatura fredda dei venti, si tramuta subito in grandine. Se il tornado toccherà o meno terra in qualche punto e con quale forza, non ci è dato sapere.

Ma l’essere umano non è il vento, non è l’umidità, non è la grandine. Che cosa porta l’uomo ad agire come se fosse la più imprevedibile delle intemperie?

Ivan Illich scriveva che dalla caduta del mito l’uomo ha perduto il senso del limite che gli permetteva di mantenere il suo ruolo nell’universo.

Ora, mi rifiuto di credere che ai tempi dell’antica Grecia la morale del mito fosse cosa di ognuno e che tutti vivessero secondo i suoi dettami… ma mi chiedo anche io, come Ivan Illich, che fine abbiano fatto i miti, gli eroi da cui apprendere a stare al mondo, e se sia possibile riportarli tra di noi.

Tra di noi poveri illusi. Perché è questo che siamo! Persone convinte che una laurea in economia ci permetterà di cambiare la nostra vita in meglio.

Siamo oramai noi stessi potentissime macchine da guerra, armi di distruzione di massa, programmate fin dalla nascita, che agiscono inconsapevolmente, seguendo percorsi prestabiliti… fino al giorno in cui ci spegneremo… o fino al giorno più felice in cui sapremo staccare i cavi e liberarci del cip di programmazione che ci porta tutti a vivere la stessa triste vita.

Una vita senza amore. E se pensate di sapere che cos’è l’amore, sappiate che non c’è niente di più lontano da quel che credete.

(Avevo già scritto qualcosa al riguardo qui. – il link arriverà non appena riuscirò a rincasare e prenderò il pc).

Non è amore e non è per amore che l’uomo diventa tornado. Dall’incomprensione del vero amore nasce la paura, dalla paura si genera l’odio, dall’odio non scaturisce nulla di buono… e il cerchio non ha fine.

Ho letto le notizie tutta notte, rinchiusa insieme alla mia collega al piano superiore del negozio – chiuso per ordine dall’Italia in fretta e furia dopo le prime esplosioni fuori dallo stadio.

Coprifuoco nelle strade, a parte le sirene delle auto, città deserta. Che cosa aspettarci? Portiamo almeno la spazzatura all’angolo? Meglio di no.

Su Instagram e sui social dilagano messaggi tipo “praying for France”, “je suis Paris”. Si può essere più ignoranti? Rigenerare l’odio e la paura, rimanere nel circolo vizioso della violenza… sostenete queste piccole frasi! Avanti! È quello che il sistema vuole da tutti noi “bianchi bene” della società. Schieratevi e avrete preso parte alla guerra. Il vostro sostegno alla Francia e a Parigi dichiara automaticamente guerra alla Siria.

Ma chi è la Siria? Chi è la Francia? Chi è Parigi? Sono loro? Siete voi? Sono io? O lo siamo tutti?

Quando anche solo una persona muore per mano di un’altra, non c’è bandiera che possa reggere. Quando 150 persone vengono uccise un venerdì sera al bar, non è questione di religione. Quando il numero delle vittime è incerto o, peggio, indifferente, perché un missile nel cuore della notte ha colpito una zona rurale di un paese “nemico”, non è questione di sicurezza.

È solo questione di odio. E io scelgo di non farne parte. Scelgo di non avere nemici.

Il mio messaggio di NON VIOLENZA parte dalla paura di ieri sera. Lascerò scivolare la paura, non permetterò che inneschi in me anche la minima scintilla di odio. È nei momenti in cui tutto sembra fare schifo che bisogna avere la forza, il coraggio e la fede di amare di più.

Da una Parigi ancora ipnotizzata, ringrazio l’universo di avermi fatta trovare al lavoro, invece che per concerti e locali nell’XI; ringrazio che tutti i miei amici e conoscenti che si trovavano in zona siano riusciti a rincasare sani e salvi; rivolgo tutti i miei pensieri d’amore alle vittime e alle persone che si sono trovate, nel giro di un venerdì sera senza più qualcuno; rincaro la dose d’amore per chiunque abbia potuto commettere un’azione simile, perché possa nella vita ritrovare i suoi miti, i suoi limiti, ritrovare se stesso; e mando amore anche a voi che leggete, per invitarvi a non prendere posizione, ma semplicemente ad AMARE e RISPETTARE la vostra vita e quella degli altri.

Grazie per essermi stati vicini, anche solo con un messaggio. Grazie.


#nonviolencesvp

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. gebelia ha detto:

    Bellissimo post, potessero pensarla tutti così! Sarebbe come “Il mondo senza avvocati” immaginato in una puntata dei Simpson ahah

    Comunque, Illich aveva ragione a credere quel che credeva. Purtroppo, però, non si avvedeva di qualcosa che secondo me è ancora più fondamentale di ogni auspicabile ritorno al mito: che Dio è morto, ecco che fine hanno fatto i miti e gli eroi (il pensiero è molto profondo, non è una semplice “canzoncina da organetto” o un dogma ateo)… Al mito non si può più far ritorno

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    1. charlieincucina ha detto:

      Beh… in un momento di pessimismo potrei pensare la stessa cosa. Ma poi mi dico no, Dio non è mai morto, i miti non hanno mai lasciato questo mondo… sono solo le persone ad avere perso la capacità di trovarli, troppo convinte di poterne fare a meno.

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